MICROCHIP CANI E GATTI

MICROCHIP CANI E GATTI

MICROCHIP CANI E GATTI

Spesso leggiamo di cani che vengono ceduti o venduti con microchip, sverminati  e vaccinati.

 Ma cosa è il microchip?

Si tratta di un cilindretto di plastica che contiene un piccolo circuito elettrico, posto dal veterinario nel sottocute della regione del collo del cucciolo di cane o di gatto. Non necessita di alcun intervento chirurgico ma solo di un’iniezione con una siringa speciale monouso, che tramite uno stantuffo spinge il cilindretto nel sottocute; quest’ultimo è dotato di minuscole alette che ne impediscono la migrazione, permettendogli di rimanere nel sito di inoculo. Rappresenta quindi una pratica totalmente innocua per il cane ed il gatto.

Il microchip è associato ad un numero che troviamo sull’etichetta applicata dal veterinario sul passaporto o sul libretto sanitario dell’animale. Sarà compito del medico che ha iniettato il microchip associarne il numero univoco al cane, per via informatica, negli archivi dell’anagrafe canina.

Come funziona e a cosa serve? E soprattutto: perché è obbligatorio per legge nei cani?

Il microchip non ha una batteria ma funziona secondo il principio dell’RFID, ovvero se riceve una frequenza specifica, risponde restituendone un’altra.

Non è un gps e on permette di visualizzare su una mappa il luogo in cui si trova il cane. Semplicemente, se eccitato, risponde fornendoci il suo numero.

Quando un cane si perde, le autorità riescono a risalire al proprietario proprio grazie al numero di microchip. Ciò consente di ridurre i casi di abbandono di animali e aiuta quelli che si perdono a ritornare a casa!

Dal 2005 tutti i cani con più di 60 giorni di vita devono avere un microchip ed essere quindi registrati nell’anagrafe canina. In caso di cessione del cane sarà compito del Veterinario effettuare il cambio di proprietà attraverso un’apposita sezione dell’anagrafe canina.

Leave a Comment